Thursday, December 08, 2005

...Andiamo avanti..

…Allora ( non sono così dataata da poter dire ''allora'', effettivamente)
a zonzo nei vicoli e sui motorini, in perenne tirar tardi, galleggiare sospese sfiorando mare di nulla, captando a volte in profondità. Giovani e spensierate sbatacchiando nella coltre di nebbia densa di fiabe e di cannoni fumanti di finte battaglie, scambiavamo bottiglie vuote per daghe e misericordie, corazze, magliette iridescenti e vestiti da sera, oppure jeans logori, camicioni paterni e braghe strapucchiate.
Quando si cresce, evolvono anche i tuoi concetti di amicizia, i modi di viverla. Ed evolvono le amicizie stesse. Il poker d’assi ha subito evoluzioni alterne, varie fasi di polarizzazione. Io ho passato un periodo negativo e la mia evoluzione è stata segnata da una brusca accelerazione, non so in che direzione. Sul momento è sembrata più un’involuzione. Ora ho reindirizzato questo flusso, ma evidentemente qualcosa è stato incrinato: ed tutto da vedere se si può ricomporre.
I dubbi ed i problemi nelle amicizie delle donne sono normali e naturali, parte integrante del gioco, come la morte è parte della vita. Più la luce è intensa, più l’ombra è scura. Più un’anima è grande e profonda, più vasto e pauroso è il suo lato oscuro.
E la nostra amicizia era e resta grandissima.
Noi che ci vogliamo così bene.
Se uno ha il coraggio di vivere intensamente ( e non è detto che io ce l’abbia, anzi, ho passato gli ultimi anni in corsa su un binario morto, in fuga da tutti gli effetti emotivi che essa comporta. Come se la malattia mi avesse anestetizzato l’anima. )
Stasera cosa cerco mai, cosa cerco nella cameretta, sotto l’arco di luna bianca alla finestra, scorrendo vecchie fotografie scannerizzate in un vortice di nero azzurrognolo e seppia, scrutando, fino a lasciarci la vista, immagini di orti ed argini, passeggiate a mare e barche, giardinetti di palme e panchine pullulanti di sorrisi cordiali, guardandomi come in mille specchi sui volti delle mie maggiori, nonna bisnonna zia e mamma, sulle quali in modo impressionante si ripetono gli stessi lineamenti, uguali sembianti.
Già la mamma a sette anni vide la nonna assordarsi e spegnersi cieca, per un male che, senza strumenti né accertamenti, gli anni Cinquanta definirono ‘incurabile’.
Trent’anni dopo, lei ne sarebbe sopravvissuta. Ultima discendente di un DNA impazzito, forse mia figlia si salverà.
Ma cosa cerco in questa notte che è leggenda, - non dei popoli guerrieri che sognammo- ed in questo ci sbagliammo?
I cavalieri non sono venuti a salvarci come speravamo, o non li abbiamo riconosciuti.
Però ce l’abbiamo fatta anche senza di loro, e abbiamo imparato che questo voleva dire diventare grandi, e com’era difficile accettare di farne a meno. E’ stato difficile tutto, in fondo, difficile dall’inizio, muovere i primi passi e poi crescere crescere crescere.
Tuttavia, nella saggezza irruente dei nostri pochi anni, avevamo visto giusto : i popoli guerrieri lo sono veramente. Abbiamo sempre giocato con le loro immagini, noi a tratti amazzoni, a tratti sirene.
E’ così che è sempre stato. Sfidare le immagini di principi su bianchi destrieri che correvano talmente veloce da togliere il respiro. Perdevamo il cappello baciandoli.
Venditori di sogni, viandanti ambulanti che già nel presente traballavano come ricordi. Poca consistenza avevano allora come persone reali, poca consistenza hanno ora come memoria.
Ma su quei principi di desiderio le parole scivolavano come l’acqua del mare sui promontori d’ Antibes, e stavamo su a fantasticarne fino a notte fonda.
Bambine.
Su di loro i gesti, le bottiglie vuote, il fumo, sui nostri cavalieri attimi esistiti per nostro compiacimento.
Innamorate di eroi in fuga dal tempo.
( Le notti persistono nel confondermi, continuo a inventare mondi sulle vite altrui, è una follia, la mia follia, smaltisco l’anestesia dell’ultimo intervento. Devo inseguire le mie parole, sono una condannata dal tempo, non ne uscirò )

I nostri principi erano tutti diversi, fra loro paralleli.
Come noi. Non si sarebbe mai detto: Dani cadde come una pera cotta tra le braccia di uno smidollato, dimenticando quadratini di razionalità nella borsetta sul divano. Lui, Davide, biondo, occhi verdi, un centauro motorizzato che rombava sui moli all’imbrunire.
Davide, un po’ demone, odiava la luce ma cercava il tepore di un corpo caldo. Daniela diede ogni goccia dell’amore che aveva in corpo per una passione mistico-esorcistica.
Karen conobbe Julian all’età di 18 anni. Lui le fece una corte serrata, nemmeno tanto teatrale: la invitò a vedere non so più qual semi-finale.
Lei, Giulietta, incapace di lasciarsi andare, timorosa di soffrire, un sacco di paranoie. Fossi stata un uomo, l’avrei mandata a quel paese…non poteva centellinarsi così, la Primadonna!!!
Lui, Romeo paziente, quasi ascetico, l’attese per mesi e mesi, finché ottenne un fidanzamento ad esaurimento.
Vale si è sposata, non con un predicatore di pace ma con un ingegnere dell’IBM, ed io raccolgo di tanto in tanto questo cuore che mando in giro a brandelli, senza che nessuno sappia mai tenere in mano nel modo giusto.
Com’è l’amore per funzionare bene? Com’ è l’amore, per accarezzare senza lasciare troppi solchi?
Non lo s.
Ma so che questi amori li abbiamo amati, tutti, tutti molto diversi, li abbiamo amati, semplicemente, comprendendo la loro durezza di lupi e inghiottendo nervosa impotenza per aver avuto una volta soltanto l’occasione di accarezzarli ed aprire morbidi varchi nella loro scorza.
E’ in realtà così difficile incontrarsi, e ancora di più ritrovarsi, trattenere un contatto e mantenerlo oltre il tempo dell’incanto.
Per tenerne ancora un capo siamo capaci di annullarci: in un letto, nella scrittura, nel partire. Come in mezzo ad una guerra.
Si finisce col convincerci del fatto che gli incontri e le profondità raggiunte siano sempre del tutto casuali, e dettati da leggi che no, non sappiamo controllare.
Dagli ospedali, poi, ci sono tornata e rientrata mille volte, riportandomi a casa un bagaglio di ossicini rotti e macinando detriti emotivi per un destino che era ogni giorno più solitudine.
Siamo alle soglie del 2006 e sono ormai più di dieci anni che sono nel silenzio, e pur con tutti i danni resto Fogliadisole, l’approdo delle amiche.
Vale porta i bambini all’asilo e si lamenta per gli ingredienti nei saccottini Mulino Bianco, Daniela lavora in un istituto psico-pedagogico, Karen è attualmente impegnata in una tournéé dove veste le gonne di una zingara araba del Seicento.
Va da sé che la piéce è un mio soggetto, cucitole addosso appositamente per i suoi 27 anni.
Di anni, anch’io ne ho compiuti 29 nel febbraio scorso, e seguo la mia inclinazione a raccontare storie. In qualche modo, nella serena pace della sordità, la scrittura si è confermata la mia dimensione. Il primo romanzo è uscito. Fogliadisole è ancora qua. Con le altre - queste tre personagge incantate - inventate-
E adesso pure un blog ( su gentile e geniale segnalazione dell'artista -fotografo- webmaster e non so quant'altro Alberto Al Cane )
Fogliadisole un po’ scrittrice, un po’ menestrello, con gli occhi che scivolano sulla superficie delle cose, e presto s’infiltrano a radiografare gli istanti nel fluire silenzioso del tempo.
Se la salute mi permetterà di firmarne un secondo, arriverà un romanzo erotico. Mamma mia, non mi pare vero, sto scrivendo tali cose :-) nemmeno nei sogni più ottimisti di bambina mi vedevo cosi'!!!


Ho paura di perdere tutto questo, ho così spesso paura di perdermi prima di averle potute tentare tutte, e mi viene da piangere, io che non piango mai.
Ma è solo un momento così, una reazione ai cortisonici dell'ennesimo intervento neurochirurgico, mi buttano sempre giù.
Devo restare Fogliadisole, la stella marina stellina.
Allorché venerdì ci ritroveremo a leggere i Tarocchi, dandoci appuntamento qui da me come delle streghe moderne, ci chiederemo cosa succederà.
Cosa succederà?
Buffa domanda ricorrente, nella nostra e in tutte le vite, che salta fuori nei giorni di sole perché sappiamo che torneranno, salta fuori nei momenti stagnanti perché non possono essere eterni, e salta fuori, poi, testarda e incosciente quando fa buio scuro e non ci si vede più nulla.
Quello che succederà, quello che mi auguro succederà, saranno ancora temporali in testa e dentro al corpo, saremo noi meravigliose e buffe senza mai specchiarci se non l’una nell’altra, saranno ancora uomini che s’incastreranno nei nostri vestiti di rose, e saremo splendide come opere d’arte, sfavillanti diamanti.
Le lancette della vita.

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